Report Tuscany Crossing 100M

Centosessanta (cinque) chilometri, tutti corsi e camminati no-stop su sentieri, strade bianche, tratti stradali, difficili discese e ripide salite. 

Ancora penso quando sia incredibile fare una cosa del genere, almeno per me che 4 anni fa mi sentivo Superman per aver fatto 2 volte il giro del lago (20km in tutto); che per caso lessi di una gara di 100km in Sudamerica pensando che si trattasse di un esperimento della NASA.  

E invece, chilometro dopo chilometro, paesaggio dopo paesaggio, eccomi qui dopo 26h 55m 36s di nuovo a Castiglione d’Orcia dopo aver corso per 165 chilometri, scalando e discendendo ben 5700 metri di dislivello. 

Da quando iniziai a correre, ogni sei mesi, mi sono posto un obiettivo di crescita. Un obiettivo tecnico o di prestazione, qualcosa che mi portasse a migliorare e godere del nuovo livello raggiunto. 

Il 28 aprile 2019 è stato l’ultimo traguardo superato: correre una 100 miglia, correre le 100M della Tuscany Crossing. 

La scelta della gara

Avevo in mente le 100M, non sapevo ancora bene quali ma la distanza era chiara. 

A gennaio inizio a definire il calendario scorrendo le varie ultra dell’Appennino centrale. Arrivo sul sito della Tuscany Crossing e vedo che stanno lavorando ad un nuovo progetto: 160km nella Val d’Orcia. 

Conosco abbastanza bene la zona: sentieri facili, paesaggio meraviglioso, borghi d’altri tempi. 

Decido che la TC100M sarà la mia gara di esordio nella distanza regina dell’ultra trail. 

Allenamento 

Cinque mesi di preparazione, con un periodo di costruzione in palestra su forza, resistenza, ed elasticità. Un paio di diete di ricomposizione corporea per ottimizzare gli allenamenti e massa muscolare. Due gare di avvicinamento inserite nella programmazione: la mitica Ronda Ghibellina (45km) e l’EcoTrail di Firenze (80km). 

Una strategia di allenamento per ottimizzare volume e tempi di recupero. Lunghissimi distribuiti su più giorni per portare al massimo la fatica e gli adattamenti. 

Chilometri settimanali: da 80-120. 

Si, avete letto bene. Non sono arrivato a dare 200 km la settimana, perché non ho tutto quel tempo a disposizione. Ma una buona programmazione può portare a ottimi risultati anche con questi volumi. 

Il ritmo di gara medio stimato è di 8’20” a chilometro, l’obiettivo è di stare nelle 24 ore. 

Pre-Gara

Per gare XL, come la TC100M, cerco di scaricare mente e corpo per bene. Anche 6 giorni senza allenamento, aumentando parecchio le ore di sonno (arrivo anche a 12). 

Per il corpo ci sono riuscito, per la mente no. 

Gara

Finalmente, dopo una settimana di incubi e ansia, arriva il grande giorno! 

Partenza alle 10 da casa, arrivo alle 1445 … 2 ore di fila in autostrada, tanto per non farsi mancare niente 

Giro di perlustrazione: palestra, pettorale, sala briefing. Mangio qualcosa, mi cambio e incontro la piccola grande Roberta Dominizi, che si è fatta 8 ore di mezzi pubblici per arrivare da Velletri e correre la 100 miglia.

Sfortunatamente per lei la gara finirà presto a causa di un errore nel seguire il percorso.

Faccio un po’ di giretti, chiacchiero con un po’ di persone, infine mi dirigo verso la partenza. 

Nel giro di pochi minuti arrivano gli atleti. 

Scambio due parole con Roberto Martini, pronto e ben determinato a portare a casa un buon risultato (arriverà 2° assoluto). 

Incontro tante facce conosciute: alcune contratte in attesa di partire ed altre più rilassate che partiranno sabato per la 100 o la 50km.  

17:45 Ok, è arrivata l’ora, passiamo per la punzonatura manuale e ci schieriamo sotto il gonfiabile. 

Siamo in 93 – “ma stanno arrivando altri ritardatari” – dice lo speaker. 

La tensione è alta, stiamo tutti fremendo per lo start…. cinque, quattro, tre, due, uno… VIA!!!

Finalmente!!!

Mesi di attesa, di allenamento, di sacrifici, e finalmente siamo alla resa dei conti!

La partenza è, come sempre, a razzo fino alla prima salita che fortunatamente arriva presto. Questa volta i chilometri sono 160 e non 80 come all’EcoTrail di Firenze, quindi il ritmo deve essere molto tranquillo sulla soglia del 75-78% della FCMax.

Cerco di non farmi trascinare dai tanti che mi sorpassano (quasi tutti) ripetendo come un mantra: “è sempre così, ma poi li riprendo tutti semi morenti”. 

Controllo il ritmo sul chilometro e rallento piano piano per portarlo sui 6’40” minuti.

Campiglia d’Orcia km 11

Al primo ristoro bevo un po’ d’acqua e prendo un paio di fette biscottate, tanto per dare soddisfazione ai volontari. Le persone del paese ci salutano con entusiasmo ed io ricambio felice e soddisfatto!

Si prosegue.

Bagni di San Filippo km 17

Si passa per le famose terme pubbliche della  “Balena Bianca”. In verità non proprio alla balena bianca ma il posto è molto suggestivo. 

Saliamo al ristoro ed arriva la prima incazzatura: solo torte e crostate. Zero frutta secca, zero semi, zero pane. Solo cibo con latte e uova. 

Penso sia un ristoro non ufficiale improvvisato dalla buona volontà del pub di fronte, quindi non impreco più di tanto e vado avanti.

Solo ora scopro che si trattava di un ristoro ufficiale.

Vivo d’Orcia km 25

Ormai è buio ed il mio cervello è entrato in modalità notte. Cerco di limitare al minimo le funzioni cognitive in modo da trascorrere queste ore di buio in trans attendendo l’alba. 

Da qualche tempo mal tollero le ore di buio in gara. Mi annoiano a morte e mi mandando in depressione. Devo lavorare molto su questo aspetto.

Arrivo al ristoro, anche questo molto povero: torte, crostate, pane. Però hanno il brodo vegetale… NO, hanno il passato di verdura che non è assolutamente la stessa cosa ma ancora non lo sapevo e lo provo. 

Di notte è importante mettere cibo caldo nello stomaco ed il brodo vegetale è un alimento fondamentale. 

Saluto e riparto.

Borgheretto km 37

Quando si fa una gara di ultra trail il corpo si adatta al tipo di prestazione e la digestione, se ben allenata, diventa più reattiva. 

Nel giro di un’ora il passato di verdure inizia a fare effetto: probabilmente le troppe fibre mi bloccano la digestione, lo stomaco si chiude ed inizio ad avere una forte nausea.

Provo a far finta di niente, mi è capitato altre volte e di solito basta aspettare che il sistema digerente si svuoti tramite il digiuno.

Al ristoro bevo acqua gassata, cerco inutilmente brodo caldo e riparto.

Vignoni Alto km 48

Questo ristoro non me lo ricordo, probabilmente ho bevuto solo acqua gasata. Sicuramente non c’era il brodo.

Riparto.

Il passo era diventato più lento, sia per le cattive condizioni dello stomaco sia per la mancanza di energia che iniziava a farsi sentire.

La nausea è tanta e provo più volte a vomitare.

Dopo il ristoro incontro la prima donna (in classifica) che correva di buon passo con un altro atleta. Decido tenere il loro ritmo per recuperare qualche decina di secondi a chilometro, e perché vorrei sbloccare lo stomaco. 

Siamo in tre e ci scambiamo a turno nel dare il ritmo, ci divertiamo un po’ !

Castiglione D’Orcia km 58 (Base Vita)

Arrivato alla base vita finalmente il brodo caldo!!!! Un bel piatto caldo, con un po’ di pastina mi tira un po’ su. Visto che le bollicine mi facevano stare bene provo a bere un goccio di birra … pessima idea, riposo immediatamente il bicchiere.

Resto al ristoro una decina di minuti e riparto con un po’ di energie in più.

Riparto piano, sempre correndo ma lentamente. Ho ancora del vantaggio sul ritmo che avevo programmato.

Il sentiero scorre sotto le scarpe, passo per il bellissimo borgo di Bagno Vignoni con la sua vasca “bullicante” di acqua termale, che ospita una installazione artistica.

Attraverso il fiume impetuoso con l’aiuto delle funi proseguo in direzione Pienza, dove sogno di trovare altra acqua gassata e brodo caldo.

Pienza km 73

Finalmente arrivo a Pienza, abbastanza provato dalla fatica e dalla sete. Non riesco a bere l’acqua liscia perché mi si blocca lo stomaco. Non riesco a mangiare niente che non sia liquido, caldo e salato. Pienza è quindi la mia scialuppa di salvataggio.

Finalmente arrivo nella bellissima piazza!

Pienza così vuota non l’avevo mai vista. Di solito brulica di turisti ma si vede che in piena notte dormono.

E non solo i turisti…

Al ristoro ci sono 5 ragazzi africani, probabilmente della Diocesi, che fanno del loro meglio per presidiare (al buio) il ristoro senza parlare una parola di italiano… 

Di brodo caldo nemmeno l’ombra come nemmeno l’ombra della pasta. 

L’acqua gassata (che mi sognavo da Castiglione D’Orcia) non c’era.

La cocacola era una sottomarca della “ben cola”, completamente liscia. Mai bevuto una “cocacola” liscia…

Il ristoro più scarso che abbia mai visto in una gara di qualsiasi tipo… me ne vado imprecando mentalmente sperando nel ristoro successivo.

San Quirico d’Orcia km 81

Conosco la Val D’Orcia, penso sia uno dei posti più belli del mondo ed i sui meravigliosi borghi perfettamente tenuti sono dei portali nel tempo che ti portano indietro nei secoli.

San Quirico è uno tra i borghi più suggestivi e varcare il suo ingresso mi riempie di emozioni.

Mi dirigo felice verso il ristoro e… vedo le pentole!!!

Ma l’entusiasmo finisce subito… chiedo se è brodo vegetale ed i due volontari mi dicono di no. Mi cadono le braccia e pure il morale.

Bevo l’acqua gassata e me ne vado sconsolato. Molto sconsolato.

Ormai la forza nelle gambe è solo un ricordo. Provo a fare qualche passo di corsa intermezzato da chilometri di camminata. Il morale è al minimo ma cerco di pensare alle (pessime) battute di mio figlio per farmi due risate tra me, aspettando l’alba.

Torrenieri km 96

Nel buio si intravedevano gruppi di persone appostate lungo i pendii delle colline. Non capivo cosa stessero facendo, anzi all’inizio pensavo fossero volontari della gara. Invece erano fotografi! C’erano folti gruppi di fotografi sparsi nel buio ad aspettare l’alba per fare foto al paesaggio… ed io che pensavo che i trail runners fossero i più sciroccati nei paraggi.

Da quando è spuntata l’aurora “dalle dita rosate” il mondo ha ripreso a piacermi. Inizia ad albeggiare ed il paesaggio prende forma, scoprendo dolci colline e panorami da dipinto, ma soprattutto si inizia a vedere Montalcino all’orizzonte!

A Montalcino troverò la seconda Base Vita dove – spero con tutte le mie (ultime) forze – ci sarà un ristoro adeguato, ma prima devo arrivare a Torrenieri che sembra allontanarsi invece che avvicinarsi.

Il passo medio ormai era arrivato a 9 minuti per chilometro e l’obiettivo di concludere la gara nelle 24 ore era sfumato. La mancanza di alimentazione e la disidratazione aveva messo KO le gambe.

Lungo la strada incontro due cinghiali enormi, una mongolfiera, un ciclista attendato in un campo, e vengo superato da 3 atleti.

Iniziavo a preoccuparmi che nelle ultime ore non mi avesse superato nessuno… pensavo di essere ultimo, invece ero andato così bene nei precedenti 80km da aver distanziato di ore gli altri concorrenti.

Finalmente arrivo a Torrenieri. 

Ero stato qui a novembre con Lidia. Passo proprio sotto l’appartamento dove avevo soggiornato…. vabbè… vado avanti.

Il dolore alle gambe mi ricorda che sono 6 ore che non mangio, però ricordo che sulla strada c’è la Coop, il forno ed un paio di bar.

Arrivo al ristoro!

Non mi ricordo cosa ho mangiato, forse un po’ di brodo con il pane. Il mio pensiero era concentrato sul cibo vero! Lo stomaco si era finalmente ripreso e sentivo il bisogno di ricaricare le energie. Lascio il banchetto e vado al Forno del paese per comprare un po’ di pizza rossa: carboidrati complessi, zuccheri semplici, grassi! Ma… siamo in toscana… qui un po’ di animale ce lo devono mettere sempre…

Quindi niente pizza rossa ma due bei pezzi di pizza croccante. Forse anche meglio perché più semplice da digerire.

Proseguo in direzione Montalcino, che osservo sull’orizzonte già da molte ore ma che è sempre lontana.

Ormai dovrebbero arrivare anche i primi atleti della 103km, e infatti alle porte della città vengo superato dal 1° e dopo circa 20 minuti arrivano il secondo ed il terzo! 

Con il quarto velocizzo il passo ed entro nella città.

Montalcino km 107 (Base Vita)

Che meraviglia! Turisti che ti guardano attoniti ed altri che applaudono e incitano a non mollare, mentre corro verso il tanto agognato ristoro!

Finalmente si aprono le porte del paradiso!!!

Ad attendermi due pentoloni: 1 di pasta al sugo ed 1 di vellutata di ceci.

Come non mischiare tutto insieme? Un piatto da MasterChef, così buono e gustoso da farmi commuovere!

Mi siedo e me lo gusto con infinita soddisfazione, anzi lo divoro e ne chiedo subito un altro piatto!

Scambio un po’ di chiacchiere con gli atleti della 100. In particolare uno di loro (il 5° mi sembra) lamenta un infortunio alla caviglia e pensa di fermarsi. Ma dopo essersi riposato mi confida una riflessione che mi colpisce profondamente perché è stato il mantra che mi ha tenuto “in vita” nella lunga notte di agonia. Mi dice che non può ritirarsi, perché si è preparato duramente sacrificando tempo alle persone che ama, lavorando duramente e con determinazione. Non completare la gara vorrebbe dire non onorare il proprio impegno e l’appoggio della sua famiglia. Lo saluto con gli occhi lucidi, carico di nuova determinazione e carboidrati!

Prendo dalla borsa in base vita due barrette da 300kcal ciascuna, sostituisco la torcia prendendo quella carica, metto in tasca qualche mini barretta in più e riparto deciso a concludere la gara!

Castelnuovo Abate km 118

Mi servono un po’ di chilometri per mandare in circolo tutti i macro e ridare benzina ai muscoli, ma poi come per miracolo le gambe si riattivano e riprendo a correre!! 

E’ tutta un’altra musica: il sole splende, ci sono i concorrenti della 100km ovunque (che incitano noi della 100M), non sono mai solo, anzi approfitto del loro passo più scarico per correre qualche chilometro più veloce. Finalmente inizio a recuperare terreno ed “avversari” della 100M.

Arrivato nel borgo di Castelnuovo vengo colto da una voglia irrefrenabile di Lemon Soda! Quindi mangio un paio delle mie barrette, riempio le borracce e vado al bar dove prendo Lemon Soda e patatine! Ormai non considero più i ristori per il cibo, vado direttamente nei bar.

Mangio due barrette e riparto.

Borgheretto km 130

Si continua a correre, si attraversa il fiume (che è un fiume vero!!!), e si scambiano battute con i concorrenti della 100km. Rispetto alla notte è tutta un’altra atmosfera, si respira davvero aria di festa, aria di Gara!

Incontro Roberto di Foligno e chiacchierando di mitiche imprese, di fatica, di progetti per il futuro, i chilometri scorrono a decine senza fatica, tranne che nelle discese… li sono dolori.

Rifletto con lui che alla fine 160km non sono molto diversi dal farne 90, o 120. E’ sempre molto faticoso ma è una fatica sempre proporzionata all’obiettivo con la differenza di dover sostenere più ore sulle gambe, e qui la preparazione mentale, la “resilienza” è il fattore chiave nel riuscire nell’impresa.

Vivo D’Orcia km 142

Attorno al 140 esimo chilometro inizio a sentire la fatica vera, non quella della notte passata dovuta a problemi fisici ma la fatica sistemica. E’ il momento di tirare fuori il 300% e strizzare le ghiandole surrenali. E’ qui che ho raccolto il carboncino per farmi i “segni del guerriero”. In questi ultimi 20 chilometri dovevo tirare fuori tutto e spingere oltre il massimo.

Infatti raggiungo e supero altri due atleti della 100M, tra cui Roberto di Foligno che mi aveva abbandonato qualche chilometro prima. Mi attacco alla scia di quelli della 100km e spingo al limite delle forze. Qui c’è il salitone che porta sull’Amiata con i quasi 1000 metri di dislivello. Un dislivello che non finisce mai!

Arrivo al ristoro di Vivo D’Orcia dove c’è ancora il passato di verdura… NO GRAZIE. Chiedo il brodo e mi danno uno sputino di acqua vegetale con 3 stelline (la minestrina)… Non so cosa mi abbia trattenuto dall’insulto … forse il fatto che erano proprio ignari della condizione fisica ed emotiva che possono avere gli atleti dopo oltre 24 ore di gara.

Mangio e riparto incazzato nero, con i segni del guerriero in faccia 😀

Continua la salita, fatta di rabbia e grugniti. Incontro due ragazze che devo aver spaventato perché non rispondevano volentieri alle mie domande…. vabbè.

Finalmente inizia la discesa, l’ultima lunga discesa!

Campiglia d’Orcia km 149

Mancava solo la discesa tecnica con radici e sassi. Per non parlare degli ultimi 500 metri (i più infami di tutta la gara) prima di Campiglia D’Orcia che erano un calcio ad una pietra ad ogni passo.

Giro attorno alla Torre con grido del guerriero su tutto il paese (ormai i freni inibitori sono un ricordo) e giù verso l’ultimo ristoro.

Qui tanti della 100km tirano dritto, io mi fermo a godermi il brodo vegetale (il migliore di tutti) con i pezzettoni di verdura interi. Faccio un bel ristoro rigenerante in vista dello sforzo finale.

Controllo sul display di gara la situazione dei corridori. Ancora tantissimi sparsi lungo il percorso dietro di me, questo mi da la carica per ripartire di buon passo senza guardarmi mai indietro e senza più fermarmi fino all’arrivo.

E così sarà!

Vedo Castiglione D’Orcia in lontananza, sono 11 infiniti chilometri di strada bianca.

Corro (piano ma corro) senza interruzione con il terrore di essere raggiunto da qualche altro atleta della 100M che, magari, si sta giocando il jolly negli ultimi chilometri.

Vengo raggiunto da alcuni atleti della 100km e ne approfitto sempre per accelerare un po’ e tenere il loro passo… ma ormai mi diventa impossibile.

Manca davvero poco, la Torre simbolo della TC è proprio sopra di me ma non capisco come arrivarci… seguo il sentiero che inizia a salire ripidamente. 

E’ sceso il sole ma non voglio prendere la torcia… non voglio dare riferimenti a chi sta dietro … che stronzo 😀

Ci siamo, sento la musica, e sento dei bastoni dietro di me! Acceleroooo ma i bastoni si avvicinano, per fortuna è una ragazza della 100km.

Ancora pochi metri, mi fermo per accendere il telefono e fare una diretta dell’arrivo ma… sono in uno stato di confusione… VADO, 100 metri!!!

FINISHER!!!!!!

FINISHER

Finalmente, concludo i miei 165km e 5700m di dislivello in 26h55’36”! Attendo che lo speaker chiami il mio nome… ma questo invece dice “è una donna!”. Questa arriva, la salutano, la intervistano, la medagliano. A me non mi vedono proprio… spero che almeno mi diano la medaglia.

Dopo qualche minuto si accorgono che “è arrivato un concorrente della 100M”… giusto perché stavo chiedendo in giro in che posizione ero arrivato 😀

Vabbè, vado a farmi la doccia.

Valutazione complessiva

Come scrivevo all’inizio, cercavo una 100M di media difficoltà che mi facesse toccare con mano questa distanza. Avevo letto tanti studi sull’allenamento, i condizionamenti, le strategie, relativi a questo tipo di gare ma da buon preparatore sentivo il bisogno di verificare se la teoria fosse realmente applicabile ad un contesto pratico. Fortunatamente non avevo studiato fregnacce ed ho avuto conferma su tutto 😀

Ci sono alcuni parametri su cui rifletto per capire se una gara mi è piaciuta o meno: prezzo di iscrizione; accoglienza; pacco gara; paesaggio; ristori; premio finisher; ristoro finale; docce.

Prezzo: Continuo a pensare che 150 euro per una gara in val d’Orcia siano esagerati. Un territorio facile, che non ha bisogno di elicotteri e di un presidio tecnico altamente specializzato, non ha spese giustificabili in una quota di iscrizione così alta. Anche in relazione ai successivi punti.

Accoglienza: Molto buona. La palestra per dormire prima e dopo la gara; il pranzo prima della partenza; la presenza di parcheggi; sono stati elementi molto positivi e ben organizzati.

Pacco gara: molto scarso. Bella la maglietta, comodo lo scaldacollo, apprezzabile il vino e la borsa. Ma niente di più che non possa offrire una 10km di paese con qualche centinaio di partecipanti.

Paesaggio: qui il valore positivo è inestimabile. Forse l’organizzazione si è fatta forte del paesaggio per risparmiare su tutto il resto. Ma il paesaggio è gratis.

Ristori: ho già scritto molto sui ristori. A dir poco insufficienti. Una 100M con tante ore di gara (specialmente di notte) deve essere oltremodo attenta alla salute degli atleti e la salute passa per l’alimentazione. Zero semi (mandorle, noci, nocciole); zero cibi energetici (albicocche secche, datteri, fichi secchi); zero cibo secco salato (cracker, grissini, pane secco); zero pasta e minestra nella notte (a parte un paio di ristori). Formaggio, mortadella e birra solo ornamenti goliardici non alimenti di ristoro.

Premio finisher: ok puntavo a quello entro le 24 ore ma non sono riuscito a raggiungere l’obiettivo. Tuttavia mi aspettavo un qualcosa di riproporzionato all’impegno. Persino la medaglia del Trail del Cinghiale di legno e corda è stata molto più dignitosa. Molto più belle anche le medaglie della 100 e 50 km. Vabbè, almeno ho apprezzato i manicotti che sono anni che li desidero.

Ristoro finale: positivo, essenziale e razionale. 

Docce: positive, docce calde e comode. E’ la terza volta che trovo le docce calde a fine gara e questo è sempre molto apprezzato.

Il voto finale che mi sento di dare è: appena sufficiente

Il paesaggio è senza dubbio la discriminante positiva.

Due parole finali

Cento Miglia sono una bella distanza, che mette dura prova la propria determinazione. 

Sono abbastanza soddisfatto di come è andata, perché nonostante i problemi sono riuscito a mantenere l’obiettivo lucido e ben stampato nel cervello. Perché oltre ai muscoli serve davvero tanto cervello in attività dove si porta al limite la “macchina umana” nella sua interezza: fisica ed emotiva.

Quando si intraprende un’impresa di questo tipo si deve essere consapevoli che Il percorso sarà ricco di imprevisti e difficoltà da gestire al meglio con razionalità.

Le difficoltà non sono solo nella gara, ma in tutto il periodo di preparazione perché tra lavoro, impegni professionali ed allenamento, si deve rinunciare a qualcosa e spesso quel “qualcosa” è il tempo che si dedica alle persone che ci sono vicine perché pensiamo che “capiranno”. Ma non è così scontato e facile entrare nella testa di un ultra trailer ed è facile che questo sacrificio non sia condiviso, con tutte le conseguenze del caso.

Ogni persona ha un proprio trascorso ed una propria realtà, valutate con attenzione le vostre scelte e le vostre priorità prima di sacrificare le vostre emozioni.

Ci vediamo alla prossima gara!

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