Carboidrati: si o no?

Dicembre è il mese delle grandi abbuffate, dei dolci, delle feste, delle rimpatriate, dei brindisi, in due parole è il mese della sregolatezza alimentare.

Stimolato dalla bilancia, ho fatto una riflessione sui cibi più consumati in questo periodo e sui loro effetti sul metabolismo.

Dolci riflessioni

Tutti sappiamo che gli zuccheri (semplici o complessi e leggasi anche “carboidrati” o “glucidi”) sono fondamentali per cervello e muscoli ma in dosi molto minori rispetto a quanto ne ingeriamo con l’alimentazione quotidiana.

Questo macro nutriente crea una forte dipendenza psicologica, e questa è la grande trappola della società contemporanea. Pensate che le aree del cervello attivate dall’assunzione di zucchero sono le stesse che vengono attivate dall’assunzione di cocaina. L’industria alimentare gioca proprio su questo aspetto: lo zucchero crea appagamento ed il nostro cervello, a livello psicologico, è dipendente dal dolce e dall’appagamento che i dolci di danno. Avete notato nei supermercati quanti sono i prodotti dolci, da quelli da forno, alle merendine, ai dolci in senso stretto, succhi di frutta, tutte le bevande con zuccheri aggiunti, etc? Siamo circondati da alimenti dove almeno la metà delle calorie deriva da zuccheri (da leggere anche “carboidrati”) sotto forma di zuccheri semplici, amidi, cereali, frutta, latticini, legumi, tuberi, succhi, dolci in senso stretto.

Con la nascita della grande industria alimentare il nostro corpo è diventato dipendente da continui rifornimenti di glucosio con la conseguenza di essere continuamente affamato ed alla ricerca di cibi dolci, secondo un meccanismo abbastanza semplice: oltre alle implicazioni sul cervello sopra descritte, l’assunzione di zuccheri fa attivare l’insulina che si occupa di prelevarli dal sangue per portarli alle cellule muscolari ed adipose. Ma in un organismo non in equilibrio questo prelievo viene visto come un campanello di allarme (ipoglicemia) facendo scattare la sensazione di fame, alimentando quindi un ciclo dannosissimo.

Mangiare troppi carboidrati mette sotto pressione il metabolismo, la regolazione della glicemia, la produzione dell’insulina da parte del pancreas. La stimolazione cronica ed eccessiva dell’insulina porta ad una resistenza a questo ormone che porta ad un aumento del glucosio epatico, inibendo la lipolisi, impedendo all’organismo di bruciare gli acidi grassi con la conseguenza che questi verranno depositati invece di essere utilizzati per la produzione di energia.

Con questo articolo non voglio demonizzare i carboidrati ma farvi riflettere sulla quantità di questo macro nutriente che viene consumato nella dieta giornaliera, soprattutto nei periodi di allenamento meno intenso dove, a livello metabolico, c’è una riduzione di consumo energetico e quindi un minor utilizzo di glicogeno.

Ma queste riflessioni non sono solo ad uso e consumo di noi adulti, devono essere tenute in considerazione soprattutto per bambini ed adolescenti che sono continuamente bombardati da stimoli di ingurgitare cibi dolci (pubblicità di merendine, di dolciumi, bevande dolci, etc), per non parlare delle “norme sociali” che subiscono imponendo loro di mangiare determinati cibi in determinate occasioni.

Quindi, occhio a quanto e cosa mangiate e buoni allenamenti!

2 pensieri riguardo “Carboidrati: si o no?

  1. Grande Manuel, verità sacrosanta! Io ignoravo l’energia prodotta dal corpo sino a quando non ho iniziato un regime alimentare ipoglicemica, seguito da una professionista! Ora con un pranzo bilancio ed uno yogurt da latte intero alle 17, riesco a portare a termine allenamenti intensi anche di 1 h e mezzo solo per aver abituato il corpo a cercare l’ energia e non a chiederla!

  2. Mi rendo conto della dipendenza creata dagli zuccheri in periodi come questo di dopo feste quando per “forza di cose” ho pasticciato più del solito e ho aggiunto più zuccheri semplici, adesso sto riabituandomi alle dosi solite ma mi rendo conto che il bisogno che sento è spesso non dettato dal poco cibo assunto ma dall’abitudine a consumare alimenti zuccherini.

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