Il mio Trail del Cinghiale 2018

24 Novembre 2018
Palazzuolo sul Senio

Trail del Cinghiale 90km

Un nome, un programma

Partiamo in direzione Palazzuolo sul Senio, arrivo previsto per le 20 alla “Badia di Susinana”: un podere di 1100 ettari dove abbiamo trovato un’ottima sistemazione per soli 15 euro/persona a notte!

Inizia quindi l’avventura Toscana del Team più tosto dei Castelli Romani!

A Palazzuolo ci fermiamo a prendere i pettorali: controllo materiale, braccialetto della gara, pacco gara. Solo che, una volta arrivato in stanza mi accorgo di non aver ritirato il pettorale …. vabbè.

Mangiamo qualcosa al volo, poi subito a dormire. Sveglia alle 3:30 e appuntamento alle 4 per raggiungere la piazza della partenza e… ritirare il pettorale.

Il meteo prevede un po’ di pioggia in tarda mattinata, niente di che … pensiamo … ma ci aspetterà una bella sorpresa.

Ore 5, partenza !!!

Non siamo tantissimi, meno di 200 dietro il gonfiabile. Temperatura mite e niente pioggia. Iniziamo a salire per percorrere i 4 anelli della 90km (3 anelli, con passaggio sempre per il centro di Palazzuolo, di cui uno da ripetere due volte).

Percorso molto corribile, veloce e divertente. Le prime ore passano sciolte ed al 20esimo km sono già in solitaria sperduto tra i monti.

Tra le 9 e le 10 la prima pioggia, niente di che, tanto che non è nemmeno necessario il guscio, poi però arriva l’acquazzone re a seguire le difficoltà vere.

Il fondo, a parte pochi tratti, è argilloso e vi lascio immaginare come possa essere diventato dopo il passaggio di qualche centinaia di pedate a schiacciare e rimestare argilla e acqua. Da un certo punto in poi diventa davvero difficile restare in piedi. Alcune discese ti accoglievano con le impronte di piedi e mani nel fango che scendevano per diversi metri. Se provavi ad affrontale in piedi dovevi mettere in conto la rovinosa caduta con volo a mezz’aria ed atterraggio sulla schiena. Se provavi a scendere “modello scivolo” scivolavi comunque in modo scomposto e fuori controllo rotolando come … un cinghiale nel fango. A gattoni peggio che peggio, sprofondavi con mani e piedi e non ti alzavi più. La difficoltà aumentava quando nella caduta lasciavi i bastoni a monte, e diventava un delirio andare a recuperarli perché impossibile puntare i piedi per salire. Esatto, le salite erano un’altra esperienza mistica. L’unico modo per avere un minimo di stabilità era camminare nello scolo dell’acqua in modo che l’argilla facesse da ventosa tutt’attorno alle scarpe. Nel fango i bastoni diventano inutilizzabili perché scaricando il peso dai piedi si perde aderenza rendendo impossibile avanzare.

Tanto tanto tanto fango. Così tanto che pensavo interrompessero la gara al 65°km (al terzo passaggio a Palazzuolo) per l’impraticabilità del terreno. E invece: controllo chip, due fette biscottate, un bicchiere di the caldo, rabbocco borracce e via a grufolare.

Nel frattempo cala il buio e sale la crisi.

Fatico ad avanzare in salita e cado rovinosamente in discesa. Il divertimento iniziava a lasciar spazio al nervosismo, ma volevo portare a casa la gara. Rallento tantissimo il ritmo e vado avanti. Corsa leggera nei punti un po’ corribili, salite affrontate a ritmo escursionista, cadute nel fango in modalità porco felice.

Dopo 16 ore arrivo finalmente al traguardo, sano e salvo. 10 ore per percorrere 65km e 6 ore per coprire i restanti 30… felice e soddisfatto nel far sentire a tutti il mio arrivo con il campanaccio!

Aspetti tecnici

Il Trail del Cinghiale è una gara veloce, di resistenza ma veloce. Non ha salite difficili e le discese sono quasi tutte corribili. Parlo del cinghiale “asciutto”.

Solitamente a Novembre stiamo ancora beneficiando degli allenamenti della stagione agonistica conclusa da poche settimane, quindi con un livello di fitness ancora buono.

La gara si trova in pieno periodo della preparazione generale: allenamenti con alti volumi per la resistenza aerobica e costruzione muscolare. Per non stravolgere la pianificazione ho lavorato con lunghi veloci di 20-25km due volte la settimana ed un allenamento della forza nei sette giorni. Oltre, ovviamente, alle corse di scarico ed il trail lungo del we per gli adattamenti specifici. Gli esercizi propriocettivi sono tornati molto utili sul fango, dove i muscoli stabilizzatori sono stati sollecitati per ore ed ore per cercare di stare in piedi negli scivolamenti vari.

Torniamo al fango. Con questo signore c’è poco da fare, può essere utile la scarpa con tasselli molto pronunciati ma in condizioni estreme come quelle di sabato sarebbe stato utile saper camminare sulle acque. I bastoni: ora qualcuno dirà che con un certo tipo di bastoni si va meglio anche sul fango ma non è proprio così. In salita scaricare il peso dai piedi fa diminuire il poco grip a disposizione quindi invece di aiutare rendono la salita più ostica.

Consiglio: camminare sui punti dove c’è più fango aumenta l’effetto “ventosa” rendendo la trazione più efficace.

La miscela di argilla e acqua diventa particolarmente fastidiosa anche per bastoni richiudibili e le giacche impermeabili. Ai primi impedisce lo scorrimento dei giunti per l’effetto grippante della sabbia, ed alle seconde, per lo stesso motivo, blocca lo scorrimento della cerniera con il rischio di rovinare la chiusura ermetica. In queste condizioni può essere più efficace e comodo indossare la giacca sotto lo zaino e utilizzare di bastoni a lunghezza fissa muniti di lacciolo al posto dei guantini tipo “Leki”.

Per concludere

Il paesaggio molto affascinante, con scoiattoli e cervi (o caprioli?) a far compagnia lungo il percorso. Con il buio la luna piena rendeva il panorama surreale: con la nebbia in valle e le vette che spuntavano come fossero isole di un lago.

Un plauso all’organizzazione: ristori ricchi e molto frequenti (merito anche della scelta di fare il percorso ad anelli), assistenza impeccabile, personale gentile e disponibile. Il pasta party al ristorante è stata la ciliegina sulla torta!

L’unica nota negativa sulla quantità spropositata di cacciatori e gabbie per richiami vivi. Il passaggio nella riserva di caccia rovina un po’ la magia del posto, impossibile non pensare che le tante gabbie servono per richiamare uccelletti da prendere a fucilate “per divertimento”.

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