Drop, quale scegliere?

Negli ultimi mesi il parametro “drop” è diventato il discriminante principale nella scelta delle scarpe da corsa.
Cos’è
Il drop è il differenziale tacco-punta e influenza l’appoggio relativamente alla rullata del piede, favorendo la transizione tacco-punta in caso di drop elevato, o l’appoggio naturale nel caso di drop minimo.
La moda del momento è l’uso di drop minimali, per seguire la tendenza di usare – appunto – calzature minimaliste orientante al natural running.

Il drop minimale è veramente la soluzione definitiva?
No.
Negli ultimi anni ho sperimentato esercizi per migliorare la tecnica di corsa ricavandone notevoli benefici sulla prevenzione degli infortuni e sulle prestazioni. Ho avuto modo di apprezzare la corsa naturale e minimale (a piedi nudi o con calzature minimaliste) sia nella corsa su strada sia nel trail running.
Facendo mia questa tecnica ho anche imparato che ogni situazione va affrontata con gli strumenti adatti.
Il drop vicino allo 0 permette al piede di rimanere disteso, con la totale estensione del polpaccio e la sua conseguente lunga escursione. Questa particolarità permette al muscolo di sfruttare l’elasticità di tutta la sua estensione e di sfruttare la contrazione per tutta la sua lunghezza. In poche parole ci permette di spingere di più con un conseguente maggiore affaticamento.
Drop elevati, in genere > 8mm, hanno invece l’effetto contrario. Accorciano l’escursione del muscolo del polpaccio diminuendo quindi l’azione meccanica di spinta, con un minor affaticamento.
Quindi, in generale:
– drop basso: maggiore spinta e maggior affaticamento
– Drop alto: minor potenza e minore affaticamento
Questa è la regola in generale ma possono esistere delle eccezioni. Il drop elevato non è sempre semplice da gestire per chi non fa la rullata tacco-punta, perché gli adattamenti personali sulla meccanica del gesto atletico possono influire negativamente sulla economia della corsa rendendo più faticosa la gestione dell’appoggio dissipando molta energia.

Quindi cosa è meglio fare?
Le scarpe non vanno approcciate come un oggetto standard. Vanno provate e vissute. Oltre alle caratteristiche oggettive di progettazione e realizzazione, ci sono quelle soggettive di chi le indossa.
Le calzature vanno scelte in base all’uso che se ne vuole fare perché un modello da strada leggero non è detto che vada bene anche per l’allenamento di una maratona, come una scarpa da ultra trail non ci farà sentire a nostro agio nelle brevi uscite settimanali.

Che scarpe uso?
Uso quelle che mi servono nel contesto specifico.
Strada
– Vibram FF V-Run [drop 0]: allenamenti brevi e veloci, tecnica di corsa.
– Altra One 2.5 [drop 0]: gare brevi e veloci fino alla mezza maratona
– Altra Torin 2.0 [drop 0] : allenamenti veloci, allenamenti da brevi a lunghi, gare oltre la mezza maratona finl alla maratona
– Asics Nimbus 18 [drop 10]: allenamenti di recupero o lunghissimi su strada.
Trail running:
– Vibram FF Spiridon Elite [drop 0] : allenamenti corti, tecnica di corsa.
– Sandali Rastro Sumarè [drop 0]: allenamenti corti, tecnica di corsa.
– Altra Superior 2 [drop 0]: allenamenti veloci , gare fino a 30km su terreni facili.
– New Balance Hierro V2 [drop 4]: allenamenti lunghissimi, gare oltre i 20km, ultra trail su terreni non troppo tecnici (perché si distruggono)
– La Sportiva Akasha [drop 6]: Gare lunghe e ultra trail su terreni tecnici e molto tecnici.

Buone corse!

#myroad2utmb
Vibram FiveFingers
Altra Running
ASICS
New Balance
La Sportiva
Rastro sandali minimalisti – rastro at gmx.com

4 pensieri riguardo “Drop, quale scegliere?

      1. Parlando di cose più serie, io in 5 mesi sono riuscito a distruggere due paia di saucony xodous ISO ( prima e seconda versione)…dovrei trovare qualcosa di molto più “solido” e robusto…tu hai qualche consiglio??…avevo in mente la sportiva e dynafit…🤔

      2. Sicuramente La Sportiva offre scarpe robuste per percorsi impegnativi come quelli alpini. Recentemente ho preso un paio di Akasha, che sono dei carriarmati. L’unico problema che ho riscontrato è l’appoggio non stabile dovuto alla larghezza non proprio generosa della pianta, che se non stai attento all’appoggio ti giochi le caviglie.

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